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CRISI IDRICA E SOCCITA’: ANNATA CLIMATICA DIFFICILE PER L’AGRICOLTURA

DiRedazione

Lug 17, 2026

L’estate 2026 conferma, ancora una volta, quanto l’agricoltura regionale stia soffrendo lo stress idrico. Confagricoltura Udine, perciò, a margine della propria assemblea annuale tenutasi a Moimacco, ha pensato fosse necessario effettuare, sul tema, una riflessione approfondita.

«L’annata climatica 2026 ha avuto, fin qui, un andamento difficile per l’agricoltura – ha esordito il presidente di Confagricoltura Udine, Philip Thurn Valsassina -. La pratica irrigua, sempre più necessaria, richiede impegni economici e operativi rilevanti. La scelta degli imprenditori agricoli, perciò, si sta orientando verso la coltivazione di colture poco esigenti dal punto di vista idrico (si semina sempre meno mais) che, possibilmente, si adattano al clima che cambia anche, in un futuro che speriamo prossimo, con gli interventi sulla genetica vegetale».

In Italia la disponibilità d’acqua è calata del 20% in cento anni e, ciò nonostante, è uno dei Paesi europei che ne consuma in maggiore quantità: il 27% di tutta la risorsa disponibile e uno dei Paesi europei che ne consuma di più nel suo settore agricolo: il 49% di quella utilizzata.

«Indubbiamente, a livello globale, l’agricoltura ha sempre più bisogno di acqua e il cambiamento climatico in atto ha molti impatti sulle coltivazioni, non solo in conseguenza alla carenza idrica – ha detto, tra l’altro, Michele Morgante direttore dell’Iga dell’Università di Udine -. Serve innovazione genetica (Tea) e innovazione tecnologica. Parliamo di genetica di precisione applicabile alle piante coltivate grazie alle recenti scoperte scientifiche. La ricerca è molto attiva sul tema della resistenza agli stress idrici, ma ancora ci sono poche risposte concrete disponibili per gli agricoltori. Servono maggiori investimenti per produrre risultati efficaci, avvalendosi anche dell’Intelligenza Artificiale».

Secondo Stefano Bongiovanni, direttore dell’Area tecnica del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana che, tra l’altro, gestisce quasi 34mila ettari di terreni irrigui con 900 km di condotte in pressione: «Nel 2050, in Friuli Venezia Giulia, l’Arpa prevede una necessità di acqua in aumento di 100 mm. Per quanto riguarda il 2026, rileviamo che i mesi primaverili sono trascorsi con scarse precipitazioni e che, da parecchi anni, c’è troppa acqua quando non serve (inverno) e poca acqua quando serve (estate). Per questo, dal 2022, abbiamo avviato un piano di trasformazioni irrigue (nel 62% della superficie l’acqua distribuita è in pressione, con un’irrigazione di precisione in crescita); efficientamento idrico, nuovi invasi e riduzione dei consumi. Ciò nonostante, nei giorni scorsi siamo stati costretti ad approvare uno specifico Piano di gestione della siccità emergenziale».

In conclusione, Pietro Maria Banfi e Matteo Frandoli, tecnici di Perleuve srl, hanno illustrato i servizi di consulenza disponibili per gli agricoltori nella corretta gestione dell’acqua, attraverso l’irrigazione di precisione che si appoggia a tecnologie e dispositivi moderni, mentre Roberto Costantini, direttore del Servizio competitività sistema agroalimentare Fvg della Direzione agricoltura ha elencato gli strumenti regionali a supporto degli investimenti irrigui.