• 21 Luglio 2024 19:37

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Il Tar dà ragione alla Regione e al Comune di Monfalcone. Respinto il ricorso della società Eco Energy Monfalcone: il progetto dell’impianto di gestione rifiuti verrà sottoposto a VIA.

Il progetto della società Eco Energy Monfalcone S.r.l. per la realizzazione di un impianto di gestione rifiuti sarà sottoposto a VIA, la Valutazione di Impatto Ambientale.
E’ quanto ha stabilito il Tribunale Amministrativo Regionale che ha respinto il ricorso presentato dalla società che aveva impugnato il Decreto della Regione con il quale è stato deciso di sottoporre a VIA il progetto dell’impianto, trascinando in giudizio anche il Comune di Monfalcone che aveva espresso il parere contrario alla realizzazione dello stesso sul proprio territorio.
Il sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint, commenta così la sentenza depositata lunedì scorso: “Il Tar ha decretato che il ricorso era completamente infondato nel merito. Noi parliamo poco ma facciamo molto. In questo caso è stato importante esserci. Di fronte all’impugnazione da parte della società del decreto regionale il Comune di Monfalcone e la Regione hanno resistito in giudizio, altri no pur essendo parte in causa del procedimento. Il Tar ci ha dato ragione, ritenendo corretto l’operato delle amministrazioni regionale e comunale. Per noi contano i fatti. Quando si tratta di tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini siamo in prima linea e, agendo in maniera efficace ed efficiente, riusciamo ad ottenere risultati nell’interesse del nostro territorio e della nostra comunità”.
I fatti: il 13 settembre 2022 La Eco Energy Monfalcone Srl ha presentato alla Regione Friuli Venezia Giulia un’istanza di avvio del procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA e valutazione di incidenza, per realizzare un “impianto di gestione rifiuti” sul territorio del Comune di Monfalcone, nei pressi di via Timavo”.
Il Comune, all’interno del parere contrario presentato alla Regione, ha sottolineato come l’opera si ponga in contrasto con il Piano Regolatore. L’area in questione, pur risultando a destinazione industriale è infatti “destinata prevalentemente alle attività produttive industriali ed artigianali connesse con la produzione, manutenzione e rimessaggio delle imbarcazioni della nautica da diporto del Canale Est-Ovest”.
La compatibilità urbanistica dell’impianto costituisce, quindi, presupposto imprescindibile al fine del rilascio dell’autorizzazione definitiva per il legittimo esercizio dell’attività di recupero dei rifiuti; l’impianto che si ponga in dissonanza con la destinazione urbanistica dell’area deve essere qualificato sicuramente pericoloso per la preservazione dell’ambiente circostante.
Le note tecniche di attuazione del Piano regolatore e quelle del Piano attuativo non consentono, infatti, l’attività di recupero dei rifiuti in tali aree. L’attività è dunque incompatibile non solo con il Piano regolatore, ma soprattutto con il relativo Piano Operativo/Attuativo.
Inoltre, è da tenere in considerazione anche l’aspetto relativo alla viabilità. Ritenuto, infatti,  che la Società intenderebbe realizzare l’impianto nei pressi delle Terme Romane, il Comune ha sostanzialmente evidenziato la criticità legata agli aspetti di tutela e sicurezza dell’utenza debole che deriverebbero dall’incremento di mezzi pesanti transitanti da e verso il nuovo impianto, senza tralasciare il fatto che i rifiuti che verrebbero trattati sarebbero sorgente di emissioni odorigene sgradevoli.
L’asse di via Timavo è interessato dal passaggio della linea “Circolare Lisert” del trasporto pubblico, che negli ultimi due anni ha incrementato il numero di corse per sopperire all’esponenziale crescita della domanda da parte degli utenti. Peraltro, nei pressi è presente un percorso ciclabile che prosegue fino alla fine di via Timavo e che, a breve, farà parte della ciclovia di interesse regionale FVG2 dell’Alto Adriatico per proseguire, attraversando il canale Est-Ovest, verso la direttrice di Trieste.
Diversamente da quanto sottolineato dalla Società, il Comune Il Comune ha chiarito, tra l’altro, che l’edificio che ospita le Terme Romane è collocato ad una distanza di 580 m dal sito in cui si vorrebbe realizzare l’impianto e che è previsto un ulteriore ampliamento a Nord-Ovest dello stesso. Sarà poi recuperata un’ampia zona che sarà adibita a parco pubblico in quanto l’area in questione è stata inserita nel piano di investimenti dedicato al recupero della fruibilità dei suoli attraverso il PNRR – Misura M2C4, Investimento 3.4, Bonifica del “suolo dei siti orfani”, finanziato dall’Unione europea-Next Generation EU – che ha destinato l’importo di € 4.059.38,45 per il recupero dell’area contaminata, con un intervento di messa in sicurezza permanente finalizzato a rendere nuovamente fruibile tale area a fini turistici/ricreativi a cui è vocata. Il nuovo parco pubblico, restituito ai cittadini quale polmone verde per lo svolgimento delle attività all’aperto, adiacente alle Terme, disterebbe circa 370 metri dall’impianto di gestione rifiuti proposto: distanza ben inferiore a quella considerata dalla ricorrente.
Tenendo conto di tutte le motivazioni del diniego presentate dal Comune di Monfalcone, la Regione ha deciso di sottoporre a VIA il progetto dell’impianto, facendo specifico riferimento alla “componente dell’assetto territoriale e degli aspetti socio/economici”, esplicitando, altresì, le seguenti considerazioni: “Di interesse risultano sicuramente le preoccupazioni espresse sul potenziale effetto negativo indiretto del progetto sulla vivibilità e fruizione di dette aree del Comune di Monfalcone”.
La Società Eco Energy Monfalcone S.r.l., ha quindi impugnato davanti al TAR il Decreto della Regione con il quale è stato deciso di sottoporre a VIA il progetto, trascinando in giudizio anche il Comune di Monfalcone, che aveva espresso il parere negativo alla realizzazione sul proprio territorio di un simile impianto.
Il Comune si è costituito in giudizio con l’Avv. Teresa Billiani, contestando integralmente quanto sostenuto dalla Società ricorrente.
Il TAR ha respinto il ricorso presentato dalla Società giacchè infondato nel merito, ritenendo corretto l’operato della Amministrazione, con la conseguenza che il progetto verrà sottoposto a VIA.
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